Le Api:

Quando raggio di sole
per piccola fessura
dell’api entrando nella casa oscura,
al dolce tepor le riscalda e desta
escono accese di novella cura
per la vaga foresta,
predando dispose or questa or quella
specie di fior di che la terra è adorna.
Qual esce fuor, qual torna
carca di bella et odorata preda;
qual sollecita e stringe,
se avvien che alcuna oziosa all’opra veda;
altri il vil fuco spigne,
che invan l’altrui fatica goder vuole.
Così di vari fior, di fronde e d’erba
saggia e parca fa il miel, qual di poi serba
quando il mondo non ha rose e viole.

 

Trovo interessante il passaggio “altri il vil fuco spigne, che invan l’altrui fatica goder vuole”.

Forse non molti sanno infatti che il fuco, cioè l’ape di sesso maschile, possiede il solo ed unico scopo di procreare accoppiandosi con l’ape regina.

Il fuco a livello anatomico non possiede tutti gli strumenti di lavoro che invece le api operaie possiedono, e per far spazio agli organi riproduttivi è perfino sprovvisto del pungiglione, quindi non punge e non è di alcuna utilità nella difesa dell’alveare.

Non raccoglie nettare e nemmeno polline, quindi in periodi di scarsità viene visto dall’alveare come una sorta di parassita.

Terminato il periodo degli accoppiamenti infatti, e più precisamente con l’avvicinarsi dell’inverno, i fuchi vengono letteralmente spinti fuori dal nido dalle api operaie poiché rappresenterebbero soltanto uno spreco di miele durante un periodo duro e pieno di incertezze come l’inverno.

 

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Luca