L’acido ossalico è una sostanza organica presente in diversi cibi fra cui kiwi, spinaci, rabarbaro, cereali integrali e molti altri.
Questo acido, che ho già citato in altri articoli, ci interessa perché viene comunemente utilizzato in apicoltura per la lotta al temibile (e maledetto) acaro che si riproduce a spese delle api: sto parlando di varroa destructor (per approfondire leggi l’articolo).
Gli effetti nocivi dell’acido ossalico sulle giovani larve di api finora erano poco conosciuti, ma un recente studio pubblicato su Apidologie ci fornisce interessanti novità a riguardo.
L’ACIDO OSSALICO E’ TOSSICO PER LE LARVE?
Innanzitutto, se vuoi qualche informazione in più sull’acido ossalico e sul suo utilizzo, ti rimando a questo mio articolo.
Ma ora proseguiamo.
Questa sostanza, approvata in America dall’EPA (Agenzia per la protezione dell’ambiente) nel 2015, risulta molto tossica per l’acaro varroa, ma lo è anche per le api adulte se si aumentano le concentrazioni consigliate.
L’acido ossalico, assieme all’acido formico, rappresenta una delle molecole più efficaci nella lotta all’acaro varroa, e sono ammesse anche per chi punta alla certificazione biologica.
Ci si è chiesti quindi se le normali concentrazioni di acido ossalico possano rappresentare un rischio per le larve delle api mellifere.
Per fare questo si è deciso di determinare quale fosse l’LC50 (lethal concentration 50).
Ma che significa LC50? Si tratta di una misura che serve a stabilire a quale concentrazione la sostanza (in questo caso l’acido ossalico) in grado di uccidere metà delle larve oggetto del test, cioè il 50%.
L’ESPERIMENTO
Sono stati presi a campione sei gruppi di larve alle quali è stato somministrato dell’acido ossalico a percentuali crescenti: un gruppo di controllo (0% di acido ossalico) mentre gli altri sono stati testati con lo 0,01%, 0,05%, 0,1%, 0,5%, 1%.
L’esperimento è stato replicato 12 volte nel corso di cinque giorni su ognuno dei gruppi, su un totale di 423 larve.

Sopravvivenza delle larve 24 ore dopo il primo nutrimento. Sulle ascisse troviamo la concentrazione di acido ossalico somministrato nel nutrimento, mentre sulle ordinate troviamo la percentuale delle larve sopravvissute. A concentrazioni più alte possiamo notare una diminuzione consistente nel numero di larve sopravvissute. (Terpin et al. – 2019 – A scientific note on the effect of oxalic acid on honey bee larvae. – Apidologie )
Le larve più anziane hanno dimostrato di avere una maggiore resistenza rispetto alle larve più giovani.
Dopo 48 ore il tasso di sopravvivenza è sceso ulteriormente.

Sopravvivenza delle larve 48 ore dopo il primo nutrimento. Sulle ascisse troviamo la concentrazione di acido ossalico somministrato nel nutrimento, mentre sulle ordinate troviamo la percentuale delle larve sopravvissute. Anche in questo caso possiamo notare una diminuzione consistente nel numero di larve sopravvissute alle concentrazioni di 0.5% e 1% di acido ossalico. (Terpin et al. – 2019 – A scientific note on the effect of oxalic acid on honey bee larvae. – Apidologie )
Percentuali crescenti di acido ossalico hanno quindi determinato una probabilità maggiore di mortalità pari a quasi 4 volte (3,99).
CONSIDERAZIONI PRATICHE
Dato che le larve sono naturalmente protette dalle cellette, è difficile che ricevano la massima concentrazione di acido ossalico utilizzata nei normali trattamenti (circa il 3-5%).
I dosaggi testati durante l’esperimento viaggiavano quindi su concentrazioni molto più basse (0,01% – 1%), proprio allo scopo di testare una situazione il più realistica possibile.
Dopo una singola esposizione, le larve al terzo e quarto stadio di sviluppo mostravano una capacità di sopravvivenza superiore rispetto alle larve più giovani. Questo sembra indicare che le larve più anziane abbiano una maggiore capacità di resistere a questi dosaggi.
Tuttavia si è registrata una consistente diminuzione della sopravvivenza in tutte le larve dopo 48 ore dal primo trattamento.
A fronte di questi dati (riporta lo studio), vale la pena cercare di capire se questi tassi di mortalità in aumento siano dovuti all’esposizione ripetuta di acido ossalico, oppure se è sufficiente anche solo la prima esposizione ad innescare questo fenomeno.
Ciò che è certo comunque, è che l’acido ossalico già a concentrazioni pari allo 0,5% e 1% risulta molto tossico per le larve di api.
DOVREMMO SMETTERE DI USARE L’OSSALICO?
Assolutamente no! Però è bene tenere in considerazione alcune cose.
Stando a quanto emerso dallo studio, effettuare trattamenti a base di acido ossalico in presenza di covata “fresca” può influire negativamente sul popolamento delle proprie colonie di api, poiché va ad incrementare la mortalità delle larve, in particolare quelle più giovani.
Questo perché l’acido ossalico non è una sostanza lipofila (vale a dire che non si lega ai grassi, come la cera d’api) e quindi non è in grado di oltrepassare le cellette di covata chiuse dai tappi di cera, detti opercoli.
Se ci pensiamo, questo può andare anche ad interferire sulla capacità delle nostre api di sopravvivere all’inverno.
L’ossalico in presenza di covata fresca quindi ha un effetto tossico sulle larve, mentre sulla covata opercolata non ha alcun effetto (ma non colpisce nemmeno la varroa, che in questo caso è protetta dagli opercoli!).
Insomma, la cosa migliore da fare è utilizzare l’acido ossalico solo ed esclusivamente in assenza di covata in modo da non causare sofferenza alle larve, col conseguente rischio di incidere negativamente sulla popolazione di api.
IL BLOCCO DI COVATA
Può essere di due tipi:
- Naturale, quando la temperatura scende in inverno la regina interrompe la deposizione delle uova.
- Indotto, attraverso l’ingabbiamento o il confinamento temporaneo della regina per un periodo utile ad effettuare il trattamento in assenza di covata.
Va da sé quindi che in particolare trattamenti come l’acido ossalico spruzzato direttamente sui favi, oppure sublimazioni ripetute (con covata non opercolata e quindi non protetta dagli opercoli di cera) possano causare in realtà gravi danni alle nostre api.
Insomma meglio pochi trattamenti (ma efficaci) che tanti, magari fatti “alla buona”.
Apprezzerei molto vostri commenti e domande su questo articolo! Usate il box dedicato ai commenti per farmi sapere cosa ne pensate. Iscrivetevi al blog o alle nostre pagine Facebook, Twitter, YouTube ed Instagram per avere sempre aggiornamenti in tempo reale!
A presto!
Luca.
Fonti:
- Terpin et al. – 2019 – A scientific note on the effect of oxalic acid on honey bee larvae. – Apidologie
- Sammataro et al. – (2005) – The resistance of varroa mites (Acari: Varroidae) to acaricides and the presence of esterase. – International Journal of Acarology
- Gregorc et al. – (2004) – Cell death in honeybee (Apis mellifera) larvae treated with oxalic or formic acid. – Apidologie
Immagini:



Fabio
Ciao, ho appena popolato la mia prima top bar con uno sciame recuperato. Al settimo giorno dovrei gocciolare l’ossalico, ma avrò inevitabilmente covata fresca non opercolata. Sbaglio?
Posso evitare il trattamento o sarebbe ancora peggio, oltre che fuorilegge?
Grazie
Luca
Ciao Fabio, perché al settimo giorno?
Sugli sciami recuperati una passata di ossalico risulta molto efficace in quanto c’è totale assenza di covata per cui è meglio farlo subito anziché attendere.
Fabio
Ho letto così nelle istruzioni sul sito wba, pdf “come popolare una top bar”, pagina 10 di 57. Parla proprio di sciami naturali.
Comunque, grazie del consiglio!
Marco Go Spa
Ma Vi risulta che il trattamento migliore per distribuire un maniera uniforme il “sciroppo” con acido ossalico diidrato è molto meglio per sublimazione…un tizio che conosco ha modificato un sublimatore di quelli in commercio e mi ha fatto vedere come fa… semplicissimo e molto efficace…per chi ha tanti favi tanto lavoro in meno perché non si deve aprire neppure il coperchio….si toglie un tappo e si spara dentro una zaffata di vapore… ovviamente bisogna essere sicuri che la regina non stia deponendo. Io ho pochi famiglie quindi uso il metodo gocciolato e ogni tanto esperimento nuovi tipi di trattamento con estratti di piante officinali…
Luca
Ciao Marco, anche noi abbiamo poche famiglie e utilizziamo ApiBioxal gocciolato.
Per gli altri metodi di somministrazione non ti saprei dire, non ho ancora approfondito la questione.