Sognando California, un giorno io verrò” cantavano i Dik Dik nella versione italiana della celebre California Dreamin’ dei The Mamas and The Papas. Con questo articolo voglio proprio portarvi nello stato più celebre della West Coast americana, per parlarvi della relazione ormai indissolubile tra ape mellifera e mandorle.

 

DIAMOCI UNA MISURA!

Vi siete mai chiesti quanto è grande la California? Io sinceramente mai, prima di imbattermi in questo argomento.

La California ha un’estensione di 423.970 km² ed una popolazione di 39,51 milioni di abitanti.

Anche se guardando un mappamondo non si direbbe, il nostro Paese è molto più piccolo della California: si estende per 302.068 km² e contiene ormai quasi 60 milioni di abitanti.

api e mandorle

Quante volte l’Italia sta dentro la California? Almeno una! Da The True Size Of

 

A cosa ci serve tutto questo? Per dare una dimensione alle situazioni di cui parleremo in questo articolo.

Pensate ad alcune delle monocolture tipiche italiane, alla loro estensione e alla quantità totale prodotta:

  1. viticoltura: 706.000 ettari, 49,9 milioni di ettolitri;
  2. corilicoltura (nocciole): 79.000 ettari, 165.000 tonnellate;
  3. risicoltura: 220.000 ettari, 1.436.883 tonnellate.

Adesso parliamo della coltura a cui è dedicato questo articolo: le mandorle.

Ecco qui i numeri della California, anno 2020:

  1. il 78% delle mandorle prodotte in tutto il mondo cresce qui;
  2. la produzione totale ammonta a 1.361.000 tonnellate;
  3. l’estensione geografica totale è pari a circa 509.904 ettari produttivi (circa 5.100 km²);
  4. a questi si aggiungono 142.000 ettari (1.420 km²) che andranno in produzione nei prossimi 2/4 anni;
  5. in totale ci sono circa 153.720.000 di alberi di mandorlo, con una densità di per ettaro di circa 302 alberi.

Facendo il rapporto tra mandorli e popolazione della California, ci sono circa 3,90 alberi per californian*.

Tutto questo avviene all’interno di un singolo Stato americano.

api e mandorle

Dove crescono le mandorle, produzione suddivisa per contea, anno 2019/2010, da Crop Reports 2020 – Almond Board of California.

 

La produzione è infatti concentrata al 100% nella Central Valley californiana, una depressione geografica che occupa la parte centrale di questo Stato e si estende per circa 47.000 km². E’ grande quasi quanto la nostra Lombardia ed Emilia-Romagna messe insieme.

La motivazione è principalmente legata alle condizioni climatiche e del suolo che sono estremamente favorevoli alla crescita dei mandorli (Prunus dulcis), e di tante altre coltivazioni.

Il 61,9% delle mandorle viene prodotto nella zona sud della Central Valley, con le contee di Kern e Fresno in testa, mentre i restanti 25,6% e 12,7% vengono rispettivamente dalla parte più centrale e nord dell’area.

 

COSA C’ENTRANO LE API MELLIFERE IN TUTTO QUESTO?

C’entrano perché l’ape mellifera serve per impollinare i fiori dei mandorli e quindi produrre tante buone mandorle e successivamente tutti i prodotti da esse derivati, come il latte di mandorle.

Questo accade perché i mandorli utilizzati sono generalmente autosterili, vale a dire che i fiori necessitano ricevere il polline proveniente da un’altra varietà di mandorlo.

Ad esempio, si tende a piantare una o due file del cultivar principale intervallate con una della varietà necessaria per l’impollinazione.

I produttori non possono fare soltanto affidamento sul vento e soprattutto sugli impollinatori locali, come ad esempio i bombi.

Nel primo caso, perché l’impollinazione non risulterebbe ottimale in quanto lasciata totalmente alla casualità e la quantità di mandorle prodotte sarebbe molto inferiore.

Ad esempio, nel 2020 grazie alle api mellifere:

Nel secondo caso, gli impollinatori locali non possono venirci sempre in aiuto, in quanto la vasta estensione di questa monocoltura rende la loro sopravvivenza una grande sfida.

Sebbene nei mesi di febbraio e marzo ci sia una ricca quantità di polline e nettare, durante il resto dell’anno le fioriture sono molto scarse. La perdita di habitat semi-naturali, dovuta al continuo aumento degli ettari destinati alle mandorle, fa diminuire sia la quantità che la diversità degli impollinatori locali.

 

LA PARTICOLARITÀ’ DELL’APE MELLIFERA

Perché è stata scelta proprio l’ape mellifera? Perché possiede alcune caratteristiche che la rendono ottimale per svolgere questo lavoro.

Partiamo dalle basi: l’ape mellifera è uno tra i pochissimi insetti impollinatori gestito dall’uomo.

L’apicoltore si prende cura delle sue famiglie e ne garantisce la fornitura in maniera generalmente costante al produttore.

E’ in grado di preparare le sue famiglie in tempo per la fioritura delle mandorle, in quanto le tecniche di gestione dell’apiario gli permettono di fornire api forti, sane e numerose anche in un periodo caratterizzato da temperature basse.

E’ quindi anche capace di spostarle geograficamente in base al contratto stipulato: ad esempio, se deve fornire il servizio di impollinazione presso un campo di mandorle nel nord della California, gli basta caricare sul proprio camion il numero di arnie concordate, partire e giungere a destinazione al momento giusto.

L’ape mellifera è però un impollinatore generalista: sebbene voli per un raggio molto ampio rispetto all’alveare di provenienza, tende a visitare anche fiori diversi rispetto a quello target, vale a dire il fiore di mandorlo.

In aggiunta può capitare che l’ape mellifera raggiunga il nettare contenuto all’interno del fiore senza toccare lo stigma o le antere del fiore. In altre parole, non raccoglie sempre il polline e quindi non è sempre efficace al 100% nel proprio lavoro.

Per ovviare a queste difficoltà, sia gli studi fatti in merito che l’esperienza accumulata dai produttori hanno contribuito alla determinazione di una regola semplice volta a massimizzare le probabilità dell’impollinazione dei fiori delle mandorle da parte dell’ape mellifera.

Si è stabilito infatti che il numero ottimale di arnie per ettaro sia circa 5, o come direbbero gli americani 2 arnie per acro.

 

IL LEGAME STRETTO TRA API MELLIFERE E MANDORLE

Proviamo a estrapolare qualche dato statistico e a progettare qualche grafico per illustrare meglio il legame molto stretto tra api mellifere e mandorle.

Guardiamo la rapida espansione degli ettari produttivi destinati alle mandorle in California.

 

Nel 1986 si contavano 168.349 ettari produttivi, vale a dire con mandorli di almeno quattro anni di vita.

Nel 2020 erano saliti a 509.904, quindi in 35 anni la superficie produttiva destinata alle mandorle si è triplicata!

Poco sopra ho affermato che la quantità minima di arnie per ettaro è 5: adesso proviamo a vedere quante famiglie di api mellifere sarebbero richieste annualmente per impollinare tutti gli ettari produttivi.

 

Guardando alle statistiche ufficiali del 2020, negli Stati Uniti d’America le colonie attive di api mellifere sono oscillate in questo modo:

  • 2,88 milioni al 01 gennaio;
  • 3,18 milioni al 01 luglio;
  • 3,02 milioni al 01 ottobre.

Tutto questo significa che al primo gennaio 2020 erano presenti soltanto 300.000 colonie in più rispetto al fabbisogno richiesto dall’industria delle mandorle, pari a 2,54 milioni.

Nel 2016 circa 1,6 milioni di colonie sono arrivate in California e un terzo di queste provenivano da tre stati: North Dakota, South Dakota e Montana.

Distanza calcolata tra i tre stati menzionati e quello della California con Google Maps.

 

Nel 2020 invece sono arrivate ben 1,9 milioni di colonie.

Da dove vengono tutte queste api?

 

DA TUTTI GLI STATI DEGLI STATI UNITI

Come dicevo nel precedente articolo, apicoltori da tutti gli Stati Uniti portano le loro api ad impollinare i mandorli della California, ma non è sempre stato così.

Un tempo infatti erano più che sufficienti le api che già vivevano in California. E’ però dagli anni ‘70 che i produttori di mandorle iniziano ad aver bisogno di api mellifere provenienti dagli Stati confinanti, specialmente da Washington e dall’Oregon, che si trovano immediatamente a nord della California.

Ma già nel 1977 le api di Washington e Oregon erano insufficienti ed è da questo periodo in poi che l’industria dell’impollinazione inizia ad attirare verso la California una percentuale sempre più alta di apicoltori provenienti dalle differenti parti del Paese.

Come potete vedere da questo grafico, c’è sempre una differenza abbastanza grande tra le due linee: ogni anno arrivano in California dalle 300.000 alle 450.000 arnie in meno rispetto al fabbisogno.

Secondo questo studio le colonie trasportate dal Texas e dalla Florida sono cresciute dal 2008 rispettivamente del 278% e del 75%.

Riflettete su questo: la Florida dista almeno 3.400 km dalla California, mentre il Texas intorno ai 2.300 km.

Giusto per darvi una dimensione delle distanze, nell’immagine qua sotto troverete la distanza tra il punto più a nord e più a sud dell’Italia. Non ho preso in considerazione l’isola di Lampedusa per ragioni pratiche.

api e mandorle

 

Guardiamo adesso ai costi di spedizione dalle varie regioni della nazione, uniti alla distanza media tra gli Stati appartenenti a queste regioni e la California:

api e mandorle

The Great Bee Migration: Supply Analysis of Honey Bee Colony Shipments into California for Almond Pollination Services + distanze medie calcolate con Google Maps tra Stato della California e gli Stati appartenenti alla regioni come indicato nello studio The Great Bee Migration

COSTI CHE LIEVITANO COME IL PANE

Lo si vede nell’immagine qua sopra: più l’arnia sarà lontana dalla California, più costerà trasportarla.

In una situazione per cui gli ettari destinati alle mandorle sono in continuo aumento e i produttori dipendono sempre più costantemente dalle api mellifere per l’impollinazione, c’è bisogno di attrarre apicoltori provenienti da Stati più lontani e quindi le tariffe corrisposte devono aumentare di pari passo.

Ve ne parlavo anche nel precedente articolo: nel corso degli anni le tariffe corrisposte per i servizi di impollinazione sono andate ad aumentare e, nel caso delle mandorle, in maniera vertiginosa.

ape mellifera e mandorle

Rielaborazione dati della California Stte Beekeeprs Association.

 

Nel corso di 12 anni le tariffe medie sono aumentate di circa $52,00.

Il balzo più grande lo si vede in questo grafico.

 

Dopo anni di aumenti quasi insignificanti, nel 2005 gli apicoltori provenienti dagli stati di Oregon e Washington hanno registrato un salto delle tariffe da $ 48,70 a $ 79,40.

Il picco più emblematico si è registrato dal 2006 in poi, in concomitanza con i primi casi di CCD e l’aumento spropositato dei tassi di mortalità estiva ed invernale.

Per quanto riguarda gli altri contatti di impollinazione, invece, non si registrano cambiamenti sconvolgenti.

Ricapitolando, i produttori di mandorle arrivano a pagare anche fino a $200 dollari per arnia per una serie di motivazioni tra loro interconnesse:

  1. aumentano gli ettari produttivi e con essa anche il numero di colonie necessarie per impollinare;
  2. devono attirare apicoltori da Stati più lontani, i quali sosterranno costi di trasporto più alti;
  3. il miele prodotto dal nettare del mandorlo è amaro e non apprezzato dai consumatori, quindi le tariffe devono comunque essere più alte per coprire la perdita derivata dalla mancanza di miele da commercializzare (come vi raccontavo nel precedente articolo);
  4. lievitano i costi di gestione degli alveari, soprattutto a causa delle spese legate alla nutrizione supplementare e alla gestione dei parassiti e delle malattie;

 

IL SUPERBOWL DELL’APICOLTURA

Se ancora non fosse chiaro, la Central Valley della California viene letteralmente invasa ogni anno da almeno un milione di arnie provenienti da luoghi estremamenti diversi tra loro ed anche molto lontani.

I guadagni sembrano essere veramente alti e, quando il miele non è più una fonte di reddito affidabile, è un’occasione alla quale è difficile voltare le spalle.

Proviamo a vedere come si svolge una stagione apistica di un apicoltore medio-grande che si dedica all’impollinazione delle mandorle.

 

L’invernamento è una fase chiave per l’apicoltore: deve essere capace di selezionare bene quali famiglie hanno più probabilità di sopravvivere alla fase invernale. Deve poi concentrare i suoi sforzi economici in termini di lotta alla varroa e nutrizione supplementare per queste famiglie.

E’ durante l’inverno che vengono presi accordi per l’impollinazione delle mandorle, quindi ben prima che gli apicoltori stessi possano rilevare il tasso di mortalità invernale. In altre parole: si decide quante colonie fornire e quanto farsi pagare senza sapere quante saranno le famiglie che rimarranno vive e soprattutto se queste saranno abbastanza forti e numerose per rispettare le clausole contrattuali.

E’ un bel salto nel buio, non vi pare?

Già a settembre il 37% degli apicoltori spedisce le colonie necessarie per i futuri contratti di impollinazione in California, dove rimarranno per tutto l’inverno. La restante parte, circa il 55% viene trasportata tra gennaio e febbraio.

Sono in pochi quelli che portano le proprie api a ridosso della fioritura, che avviene per circa tre settimane tra febbraio e marzo.

Vi ricordo che questi due mesi non sono noti per temperature alte e clima favorevole alle api e che quindi gli apicoltori devono essere bravi nell’anticipare il risveglio delle proprie famiglie. In alternativa possono evitare che vadano in glomere ed in blocco di covata, come succede quanto vengono trasportate in California direttamente prima dell’inverno, che in questa zona è molto mite.

 

CONTRATTI DA CALCIATORI PROFESSIONISTI

Quando molti soldi girano, c’è bisogno di sicurezze e di mettere molte clausole per iscritto. Due sono le condizioni fondamentali che i contratti per l’impollinazione delle mandorle tendono a riportare:

  1. la forza della colonia: si richiede un numero preciso di telaini “attivi”, vale a dire coperti al 75% di api oppure con almeno 4 api per pollice quadrato. Generalmente si richiedono dai 6 agli 8 telaini attivi per arnia;
  2. ispezioni per la verifica della forza: vengono effettuate su un campione di arnie da ispettori di terze parti.

Cosa significano queste formule? I produttori hanno bisogno, come ho ripetuto più volte, di famiglie sane e numerose perché più api bottinatrici ci sono in un’arnia, più fiori di mandorlo verranno impollinati.

Come fare a verificare che gli apicoltori rispondano a queste richieste? Facendo effettuare delle ispezioni a campione sul 10-25% delle colonie a contratto. L’ispettore fa la media dei telaini attivi all’interno del campione: se il conteggio medio non rispetta il minimo richiesto dal contratto, il produttore può richiedere un aumento del numero delle colonie per rimediare alla mancanza o addirittura penalizzare l’apicoltore a livello monetario.

Più sarà alto il numero di telaini attivi più le colonie sono popolate, più alti saranno stati i costi di gestione sostenuti dagli apicoltori. E’ quindi necessario corrispondere tariffe ancora più alte per premiare la “dedizione”.

In questo studio si cerca di capire come si alzano le tariffe a seconda del numero dei telaini attivi richiesti nel contratto di impollinazione.

 

 

FACCIAMO QUALCHE CONTO IN TASCA AGLI AMERICANI

Proviamo adesso a vedere quali sono i costi di un’azienda apistica che pratica sia impollinazione che produzione di miele.

In questo studio troviamo una tabella che riporta i costi stimati sostenuti da un’operazione commerciale con 1.000 arnie situata nella Central Valley della California.

Questa tabella non è al 100% rappresentativa del settore apistico americano, in quanto dati di questa tipologia sono scarsi. In aggiunta un’azienda con 1.000 arnie è veramente piccola rispetto ai grandi colossi statunitensi che posseggono anche più di 30.000 famiglie produttive.

 

E’ ovvio che più l’azienda è grande e più questi costi lieviteranno, soprattutto in termini di manodopera e trasporti, alimentazione supplementare e trattamenti.

Già sapere che in questa simulazione il ricavo per arnia è pari a circa €16,00 non fa ben sperare.

Proviamo ad attingere ad informazioni simili ma in scala globale.

 

Come potete vedere, nel 2020 l’alimentazione ed il controllo della varroa compongono insieme il 72% della spesa totale, mentre miele ed impollinazione compongono la maggioranza dei guadagni delle aziende apistiche statunitensi.

 

CONCLUSIONI

L’industria delle mandorle è strettamente legata all’apicoltura e viceversa. Negli ultimi anni sono state selezionate alcune varietà con l’intento di renderle “indipendenti” dalle api, ma ancora gli americani sono ben lontani dal non aver più bisogno di loro.

Una di queste varietà è stata chiamata Independence e sarebbe autofertile, vale a dire capace di impollinarsi da sola. In linea di principio questa tipologia di mandorlo allevierebbe i bilanci dei produttori perché verrebbe rimossa la spesa dell’affitto delle arnie.

Ad ogni modo non è tutto oro quello che luccica: sebbene Independence venga pubblicizzata come capace di massimizzare la produzione senza essere visitata dalle api mellifere, la realtà dei fatti è che non è totalmente indipendente dagli impollinatori.

In questo studio si dimostra infatti come il passaggio da fiore a frutto sia più alto negli alberi Independence visitati dalle api (+60%), il che si traduce in un +20% nella produzione di mandorle.

In aggiunta sembrerebbe che le mandorle nate da autoimpollinazione abbiano un valore nutritivo più basso in termini di grassi contenuti, rispetto a quelle nate grazie al lavoro delle api.

Nei prossimi articoli vorrei riprendere in mano le problematiche dell’industria dell’impollinazione americana, di cui vi avevo già accennato nel precedente articolo, e continuare ad approfondire per vedere come queste hanno inciso negativamente sulla vulnerabilità dell’ape mellifera.

 

Apprezzerei molto vostri commenti e domande su questo x! Usate il box dedicato ai commenti per farmi sapere cosa ne pensate. Iscrivetevi al blog o alle nostre pagine Facebook, TikTok, YouTube ed Instagram per avere sempre aggiornamenti in tempo reale!

A presto!

Silvia


FONTI:

  1. Superficie viticola a 7,4 miliardi di ettari. – Agricoltura.it
  2. La produzione di vino in Italia nel 2020, dati provvisori ISTAT – I numeri del vino
  3. Nocciole, Italia si conferma il secondo produttore al mondo – Ansa
  4. Dati statistici – Ente Nazionale Risi
  5. Crop Reports 2020 – Almond Board of California
  6. USDA’s National Agricultural Statistics Service California Field Office, Almond Reports, Objective Measurement 2020
  7. Insect Pollination of Cultivated Crop Plants
  8. Foraging Behaviour and Pollinating Efficiency of Osmia cornuta and Apis mellifera on Almond (Hymenoptera, Megachilidae and Apidae)
  9. Honey Bees as Agents of Pollination
  10. Honey Bee Colonies, dati 2020 – United States Department of Agricolture
  11. The Great Bee Migration: Supply Analysis of Honey Bee Colony Shipments into California for Almond Pollination Services
  12. Honey Bee Pollination Markets and the Internalization of Reciprocal Benefits
  13. Pollination survey della California State Beekeeping Association.
  14. Pollination surveys, Oregon State Beekeepers Association
  15. Contracting for Pollination Services: Overview and Emerging Issues
  16. Going nuts for more bees: factors influencing California almond pollination fees
  17. Marginal Costs and Likely Supply Elasticities for Pollination and Honey
  18. Honey 2021 e 2020, United States Department of Agriculture
  19. Bees increase crop yield in an alleged pollinator-independent almond variety
  20. Pollination and Plant Resources Change the Nutritional Quality of Almonds for Human Health

 

IMMAGINE DI COPERTINA: “almond orchard, this afternoon, near los banos” di Art Siegel su Flickr con licenza CC BY-NC 4.0, riadattata per la copertina dall’autrice dell’articolo e ridistribuita con licena CC BY-NC 4.0

Dove non specificato in altro modo, le immagini utilizzate per questo articolo sono di proprietà di Vitamina Bee, distribuite con licenza CC BY-NC-ND 4.0.