In questo articolo, suddiviso in due parti, vi parlo del passaggio dell’apicoltura americana dal miele a industria dell’impollinazione degli alberi da frutto e degli ortaggi. Come è accaduto tutto ciò? Guardiamo ai fattori che hanno causato questo cambiamento epocale ed anche a come si svolge una stagione apistica tipica di un apicoltore americano medio-grande.

Vi ho parlato della storia dell’apicoltura americana in questo articolo: le api mellifere sono arrivate nel Nuovo Continente durante la prima parte del 1600 e nei successivi 200 anni hanno colonizzato tutto il territorio americano, soprattutto grazie alla sciamatura.

Alcune delle più grandi invenzioni apistiche, come l’arnia Langstroth, l’arnia Dadant e l’affumicatore a soffietto, furono progettate negli Stati Uniti e da qua si diffusero a macchia d’olio in tutto il mondo.

E’ però nel secolo precedente che si sono poste le basi di quella che poi è diventata l’apicoltura statunitense contemporanea. Andiamo adesso ad analizzare meglio il quadro della situazione.

 

RIPARTIAMO DALLE BASI

A seguito dell’attacco di Pearl Harbor e dell’entrata degli Stati Uniti nella Seconda Guerra Mondiale, nel 1942 il Governo fece scattare il razionamento dello zucchero. Al suo posto arrivarono sulle tavole degli americani altri dolcificanti naturali, tra cui anche il miele.

A questo si aggiunse anche l’aumento della richiesta di cera d’api: serviva per rendere impermeabili le tende, le cinture, per produrre le pallottole e il trucco mimetico.

Come forse già saprete, quando la domanda di un prodotto sale, in questo caso piuttosto vertiginosamente, anche il suo prezzo tenderà a salire. Questo creò un clima ottimale per l’espansione del settore apistico: molti apicoltori ebbero infatti la possibilità di espandere il numero delle colonie.

 

Il Governo americano fece di tutto per stimolare l’offerta ed aumentare il numero delle colonie produttive: nel 1947 se ne contavano ben 5,9 milioni.

Il tutto fu reso ancora più facile dalla nascente industria dell’allevamento delle api regine in Oregon e California.

 

IL DECLINO POST-GUERRA

Nel 1947 terminò il razionamento dello zucchero ed questo prodotto tornò a prendere il suo posto sulle tavole degli americani, a discapito del miele.

Dopo la fine della guerra ed il ripristino dell’accesso popolare allo zucchero, il prezzo del miele iniziò a calare e con esso anche il numero delle arnie.

 

Nel grafico potete notare il picco del prezzo, iniziato già nel 1941 e culminato nel 1946, che coincide grossomodo con il periodo del razionamento dello zucchero, ed il calo drastico dopo il 1947.

Un lento declino che è continuato fino ai giorni nostri, anche per quanto riguarda il numero delle arnie: nel 1955 si contavano ben 5.252.000 arnie, mentre nel 2020 soltanto 2.888.000.

 

“Soltanto” si applica bene al caso americano, ma si parla comunque di numeri giganteschi. In Italia nel 2020 abbiamo avuto 1.412.792 alveari e 220.033 sciami (totale 1.632.825).

 

BISOGNA CORRERE AI RIPARI

Nell’articolo precedente vi parlavo di tre principali processi:

  1. l’espansione della rete di trasporti;
  2. l’industrializzazione dell’agricoltura;
  3. il riconoscimento dell’importanza dell’impollinazione.

La combinazione dei tre processi sopra nominati, a cui si aggiunge dell’andamento al ribasso del prezzo del miele, hanno portato l’apicoltura americana verso un cammino che è ben diverso da quello a cui siamo abituati nel nostro Paese.

In Italia chi vuole intraprendere il nostro mestiere lo fa perché ha intenzione di immettere i prodotti dell’alveare sul mercato e trarne così un profitto economico. Generalmente miele, pappa reale, talvolta anche allevamento di api regine o vendita di pacchi d’ape sono le attività che trainano maggiormente la nostra apicoltura. Non è così?

Adesso però torniamo agli Stati Uniti, dal dopoguerra fino agli anni ‘90 circa.

Le grandi estensioni agricole americane avevano un gran bisogno di impollinatori: l’intensificazione delle produzioni, che nel tempo diventano delle vere e proprie monocolture (in alcuni casi occupavano centinaia e migliaia di ettari), avevano ridotto la biodiversità locale. Gli impollinatori nativi non erano più sufficienti, in certi casi non erano più presenti, e c’era bisogno che qualcos’altro prendesse il loro posto.

Gli apicoltori erano ben contenti di rispondere a questa richiesta. In fondo per loro era sufficiente caricare le proprie arnie su un furgone o, ancora meglio, su un camion ed iniziare il viaggio verso le coltivazioni di frutta ed ortaggi.

I servizi di impollinazione erano un modo per integrare il reddito e, in alcuni casi, servivano anche per preparare le famiglie alla stagione del miele.

Se l’apicoltore era infatti bravo a calcolare le tempistiche, riusciva a portare le proprie api su una coltivazione che forniva ottimo polline durante le prime settimane della primavera o le ultime dell’inverno, come ad esempio accadeva con le mele nello stato di Washington o con le mandorle in California.

Questo polline avrebbe aiutato le sue famiglie ad aumentare di numero e crescere sane e forti. All’aprirsi dell’estate, esse sarebbero state trasferite altrove per produrre miele: gli stati del North e South Dakota erano, e sono tutt’oggi, la destinazione preferita della maggior parte degli apicoltori americani.

 

IL MERCATO DELL’IMPOLLINAZIONE

Oltre alle condizioni scritte qui sopra, nel tempo se ne aggiunsero altre: il calo nella produzione di miele per arnia e l’arrivo della varroa negli anni ‘80.

Alla varroa conseguì un aumento drastico delle malattie virali e delle problematiche ad essa connesse. La salute delle api era messa a serio rischio.

A ciò si aggiunse anche la perdita dell’accesso a fonti nettarifere di qualità, in quanto sempre più terreno è destinato alle coltivazioni intensive;

Questo cocktail esplosivo rese l’apicoltura sempre meno produttiva e sempre più problematica: il miele diventava sempre più difficile da produrre e riceveva un prezzo sempre più basso, c’era quindi bisogno di trovare un’altra fonte di reddito che permettesse alle aziende apistiche americane di rimanere a galla.

 

Il mercato dei servizi di impollinazione stava crescendo e, attirati dalle ottime tariffe che si potevano prendere su alcune produzioni, la grande maggioranza degli apicoltori americani decisero di dedicare parte della propria attività proprio a questo.

Già nei report statistici degli anni ‘80 si affermava che una buona parte degli apicoltori commerciali di grandi e medie dimensioni contavano sull’impollinazione per metà se non tutto il loro guadagno lordo.

Nel 1995 l’apicoltore commerciale medio della costa nord-ovest (Washington ed Oregon) copriva il 75% del guadagno lordo con i soli servizi di impollinazione, mentre in California la stessa percentuale scendeva poco sopra il 50%.

Se la coltivazione da impollinare era nettarifera, l’apicoltore avrebbe anche prodotto del miele. In questo caso si configurava un corrispettivo per la prestazione del servizio di impollinazione più basso, in quanto parte del profitto dell’apicoltore sarebbe arrivato anche dalla vendita del miele.

In taluni casi il servizio era completamente gratuito! Nell’indagine dell’Oregon State University del 1991 si sottolinea come molti ettari destinati alla produzione di trifoglio o altre piante da foraggio ricevessero impollinazione a costo zero perché avevano un alto potenziale nettarifero… E gli apicoltori erano d’accordo, perché producevano delle buone quantità di miele.

Se la coltivazione non era nettarifera o comunque produceva un miele non vendibile, l’apicoltore avrebbe ricevuto una tariffa per il servizio più alta, in quanto per quel periodo passato all’interno della coltivazione non avrebbe prodotto miele e quindi non avrebbe ricavato profitto dalla sua eventuale vendita.

 

LA LOGISTICA DELL’IMPOLLINAZIONE

Come funziona la logistica dell’impollinazione? Non è un lavoro affatto facile, perché generalmente gli apicoltori americani viaggiano sulle lunghe distanze.

La richiesta di questo tipo di servizio è molto alta e in alcuni casi le tariffe corrisposte sono molto attraenti. Sostituire le incertezze legate alla produzione del miele con un contratto di impollinazione è diventata una pratica vantaggiosa per gli apicoltori, al punto da giustificare lo spostamento degli alveari per migliaia di chilometri.

Nell’immagine qua sotto potete vedere quali sono le coltivazioni attualmente coperte dal servizio di impollinazione negli Stati Uniti d’America.

In blu troverete quelle più importanti, situate in California, Washington, North e South Dakota e Florida.

 

Un tipico apicoltore commerciale di grandi dimensioni in America spedisce le sue api in giro per la nazione su uno o più camion rimorchio. In genere questi possono contenere almeno 400 arnie in un solo carico, talvolta anche fino a 500.

Il rimorchio viene coperto con una rete, la quale ha la funzione di impedire la fuga delle bottinatrici dall’arnia durante il giorno. Gli spostamenti avvengono generalmente durante la notte, per sfruttare il momento di riposo delle api.

 

Una volta arrivati a destinazione, le arnie vengono scaricate con dei muletti e piazzate nel luogo desiderato dal produttore. Le arnie stanno in quella coltivazione per un periodo che va generalmente dalle 3 alle 5 settimane.

Al termine del servizio le api sono caricate di nuovo sul camion e trasportate altrove.

Talvolta finiscono per impollinare una successiva coltivazione.

Qui sotto trovate una tabella che indica le tempistiche di alcune colture servite dagli apicoltori americani. Come potete notare il servizio viene svolto sia per le piante da frutto che per la produzione di sementi.

 

In altri casi vengono destinate alla produzione del miele, soprattutto nel periodo estivo. Gli stati del Midwest, soprattutto quelli situati nelle Great Plains, sono tra le destinazioni più gettonate. Quest’area infatti è caratterizzata da grandi praterie e distese erbose, con clima caldo-umido durante l’estate.

 

LE STRATEGIE PER L’INVERNAMENTO

Scegliere una buona strategia per l’invernamento è molto importante, come potrete dedurre da soli. Per un apicoltore è addirittura vitale: più colonie riusciranno ad uscire dalla stagione fredda in buone condizioni di salute, più alte saranno le sue possibilità di guadagnare bene dalla sua attività di nomadismo da impollinazione.

Se ci si trova alla fine della stagione nettarifera, gli apicoltori possono portare le loro arnie nei loro apiari di origine e prepararle per la fase invernale, ma ci sono anche altre alternative.

Si può trovare loro una postazione comoda negli Stati del Sud, dove l’inverno è più mite.

In alcuni Stati, come la California, le api possono continuare a bottinare per tutto l’inverno. Tutto questo, assieme alla nutrizione supplementare a base di sciroppo e polline fornita dall’apicoltore, le renderà più facili da gestire al momento della ripartenza dei contratti di impollinazione.

Un’innovazione degli ultimi anni riguarda il sistemare le api all’interno di grandi magazzini a temperatura controllata, specialmente negli Stati del Nord, dove l’inverno può essere molto rigido.

Questa soluzione sta prendendo sempre più piede dal 2017, in quanto sembra che le probabilità di sopravvivenza all’invernamento siano più alte.

Le api vengono chiuse in queste grandi celle e, grazie al controllo della temperatura, vanno in invernamento proprio come se fossero posizionate all’aria aperta, senza che le temperature scendano troppo sotto lo zero. L’aria circola correttamente grazie agli impianti di ventilazione, in modo da evitare la morte per asfissia.

In questo caso le api non hanno bisogno di alimentazione aggiuntiva perché possono nutrirsi del miele accumulato durante l’estate.  In aggiunta l’infestazione da varroa può essere tenuta sotto controllo in maniera più efficace, dato che l’ape regina smette di deporre uova durante questo periodo.

Solitamente l’immagazzinamento inizia tra ottobre e novembre, dopo il trattamento autunnale antivarroa, e ciò permetterebbe anche un risveglio primaverile migliore, soprattutto in vista delle prime impollinazioni di febbraio/marzo. Le stime parlano di un costo ad arnia di circa $40,00 (€33,00 circa).

Secondo questo studio, i costi di questo innovativo sistema di invermanento sono minori rispetto al portare le arnie in zone più miti. Essendo comunque una novità, c’è ancora bisogno di capire a fondo quali siano le strategie da adottare in modo da ottenere il miglior rapporto costi/profitti riducendo al minimo la mortalità invernale.

 

CONCLUSIONI

In questo articolo vi ho parlato di come gli apicoltori americani abbiano deciso di mettere il miele in secondo piano per portare avanti una redditizia attività di impollinazione e di come si svolge a grandi linee una stagione apistica per un’azienda apistica di medio-grandi dimensioni.

Nel successivo articolo invece vi illustrerò gli aspetti economici e le problematiche dei servizi di impollinazione.

Gli apicoltori americani hanno trovato un’ottima fonte di reddito alternativa al miele, ma con quali conseguenze per loro stessi e soprattutto per le loro api?

 

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A presto!

Silvia


FONTI:

  1. USDA’s National Agricultural Statistics Service Washington Field Office – Historic Data
  2. A historical review fo managed honey bee populations in Europe and the United States and the factors that may affect them
  3. United States Department of Agriculture: Honey – Final Estimates 
  4. Il valore della terra – Report andamento produttivo e di mercato del miele stagione 2020.
  5. Pollination Surveys dal 1986 al 20011, Oregon State Beekeepers Association
  6. Honey Bee Pollination Markets and the Internalization of Reciprocal Benefits
  7. United States Department of Agriculture, Fruit and Tree Nuts Outlook: Economic Insight, U.S. Pollination-Services Market, 2014.
  8. Revenue Sources for a Commercial Beekeeping Operation in the Pacific Northwest
  9. Cold storage overview – United States Department of Agriculture
  10. Wintering Sheds: Why are more North American beekeepers overwintering their bees in cold storage?
  11. The Economics of Honey Bee (Hymenoptera: Apidae) Management and Overwintering Strategies for Colonies Used to Pollinate Almonds

IMMAGINE DI COPERTINA: American flag Photo e “Blueberries in bloom” di Adam Fagen su Flickr, distribuita con licenza CC BY-NC-SA 4.0, modificata dall’autrice dell’articolo e ridistribuita con licenza CC BY-NC-SA 4.0.

Dove non specificato in altro modo, le immagini utilizzate per questo articolo sono di proprietà di Vitamina Bee, distribuite con licenza CC BY-NC-ND 4.0.