Qualche tempo fa ho ricevuto nella posta privata del profilo Facebook di Vitamina Bee l’ennesimo articolo dedicato al fantomatico “miele di canapa”, ho tirato un lungo sospiro di profonda noia.

Ne avevo già parlato in tutte le salse ed anche Luca aveva dato il suo contributo. Ne aveva infatti parlato nel primissimo articolo dedicato alla questione, intitolato Facciamo chiarezza sul miele di canapa.

Avevo rilanciato personalmente l’argomento con Le api amano la cannabis?, dove parlavo di tutti gli studi pubblicati fino a quel determinato momento e dedicati a quanto fosse stretta la relazione tra le api e le piante di canapa…. E non è affatto stretta, anzi, si potrebbe quasi affermare che i due soggetti siano abbastanza indifferenti gli uni dagli altri, tranne in situazioni molto particolari.

Ne avevo parlato anche su Instagram in due cicli di storie, che trovate salvate sul nostro profilo.

Pensavo che non sarei più tornata in argomento… 

 

E INVECE!

Invece voglio cogliere questa occasione per due motivi. 

Il primo è che voglio  parlarvi della notizia riportataci da questo utente e che è veramente interessante. Questo verrà fatto nel presente articolo.

Il secondo è che voglio spiegarvi qual è il procedimento che sia io che Luca utilizziamo per la ricerca e l’approfondimento delle notizie. 

Per l’occasione abbiamo girato un video, che trovate qui sotto, nel quale vi daremo molti consigli che vi potranno essere utili per verificare e studiare meglio qualsiasi argomento di vostro interesse.

 

 

MESSAGGIO RICEVUTO

Come vi dicevo, il tutto è nato da un messaggio ricevuto su Facebook. L’utente ci ha segnalato ben due articoli, che vi linko:

  1. Miele con cannabinoidi grazie a un’innovazione tecnologica, di DolceVita
  2. Miele alla cannabis, l’ultima moda del mondo della marijuana, di Dinafem Seeds

La mia prima risposta, che peraltro avevo già preparato, era abbastanza semplice: come si fa a fare il miele di cannabis, se la cannabis non è una pianta nettarifera?

E’ logico che la risposta a questa domanda sia abbastanza scontata… Ma dopo un’approfondita lettura di entrambi gli articoli il classico campanellino è scattato nella mia mente.

Anzi, diciamo che sono scattati diversi campanellini, di cui molti d’allarme, e che gran parte di questi strillavano ben forte e provenivano dall’articolo di Dinafem Seeds.


PICCOLO DISCLAIMER: lo scopo di questo articolo non è quello di diffamare o prendere in giro nessuno, ma soltanto di dimostrare come la misinformazione, vale a dire la “diffusione di notizie false in modo involontario o per mancanza di responsabilità ovvero con superficialità”, possa far cadere in tranello il lettore ignaro. 


In aggiunta, in questo articolo non tratteremo in alcun modo la veridicità delle affermazioni fatte in merito alle terapie a base di cannabinoidi contenute nelle tutte le fonti che citeremo.

Vagliamo quindi l’articolo di Dinafem Seeds per capire cosa c’è di misinformativo in ciò che scrivono. 

 

NON SI INIZIA BENE

Partiamo dal titolo, sicuramente sensazionalista: miele alla cannabis

miele di canapa

Significa che il miele ha il sapore della cannabis? Come vedremo proseguendo nella lettura, ciò di cui vogliono parlare è un miele contenente THC e CBD. Rispettivamente sono il principio attivo “sballante” ed il metabolita non psico-attivo, per intenderci quello utilizzato nella cosiddetta “cannabis terapeutica”.

In altre parole, non è un miele alla cannabis né alla marijuana, bensì un “miele” contenente le suddette sostanze.

Non facciamone comunque una questione di italiano corretto perché non è questo il punto.

 

API ADDESTRATE?!?!

Più avanti si afferma che Pure Bee, vale a dire il marchio di questo particolare “miele”, è prodotto naturalmente grazie alle api, le quali “vengono addestrate a nutrirsi del polline delle piante di marijuana”.

miele di canapa

Provate voi ad addestrare un esercito di quarantamila esemplari di ape, con una vita media di trenta giorni l’uno, ad andare su uno specifico fiore ed evitare tutti gli altri!

Allo stesso tempo è vero che soltanto una frazione delle api di un alveare si occupa della raccolta del nettare e del polline, ma si tratta comunque di migliaia di individui… Moltiplicati per il numero di alveari che si possiede!

Significa che ogni giorno dovreste indossare la vostra divisa e camminare con fare deciso e tono squillante in stile Sergente Hartman di Full Metal Jacket, mentre tutte le bottinatrici stanno in fila impettite ad ascoltarvi.

Se pensate di dimostrarmi che ho torto sulla base dei numerosi video di Nicolas Trainerbee, colui che afferma di aver addestrato le api a bottinare dove più gli aggrada (cannabis, frutti invece di fiori, c’è un altro articolo di Dinafem sull’argomento), vi rispondo che sarebbe il caso che Nicolas ci spiegasse quale metodo usa.

Potrebbe anche essere un’opportunità per coinvolgere un ente di ricerca e far vagliare il suo processo secondo il metodo scientifico, in modo da poter realmente verificare la veridicità delle sue affermazioni.

Altrimenti per me la risposta è abbastanza semplice: basta spruzzare dello sciroppo liquido zuccherino dove vuole che le sue api vadano ed accendere la telecamera per farne un video. 

In aggiunta, la realtà dei fatti di cui parliamo in questo articolo è ben diversa. Non si parlerà mai di “addestramento delle api”, quindi mi chiedo da dove Dinafem abbia preso questa informazione.

 

QUANDO L’APE VA A SCUOLA

Cercando di essere seri, in laboratorio l’ape ha dimostrato di essere capace di apprendere una serie di numeri e di concetti quali destra/sinistra, sopra/sotto, uguale/diverso e più grande/più piccolo. Ha anche dimostrato di avere alcune capacità di conto e di discriminazione dei numeri.

Come è stato possibile tutto questo? I ricercatori hanno dato una piccola ricompensa quando l’ape “rispondeva correttamente”, sotto forma di sostanza zuccherina. In altri studi invece usavano il sistema “bastone e carota”: oltre alla ricompensa, veniva loro fornita una sostanza contenente chinino (dal sapore amaro e non gradito dalle api). 

Ciò che si è imparato è che non tutte le api sono delle studentesse diligenti. Alcune impiegano più tempo ad imparare, altre lo fanno più velocemente. 

Non si pensi che sia una cosa molto facile da attuare. Nello studio “Numerical cognition in honeybees enables addition and subtraction”, potrete leggere tutti i particolari dell’esperimento. Estraggo solo la seguente immagine per farvi capire meglio.

miele di canapa

 

Questo labirinto è stato settato per le prove di sottrazione (A – colore giallo) di addizione (B – colore blu). Quando l’ape si trova di fronte ai tre quadrati gialli, deve sottrarne uno. Di conseguenza quando si trova davanti ai due quadrati blu, deve addizionarne uno. Se risponde correttamente avrà la ricompensa zuccherina, altrimenti sarà punita col chinino.

Le 14 api partecipanti a questo esperimento hanno affrontato ben 100 di queste prove.

Come potete ben capire, quanto fatto finora in laboratorio è ben diverso da quanto affermano tutti gli altri Trainerbees.

 

CON COSA SI FA IL MIELE? 

“Con il nettare dei fiori!”, mi aspetterei che rispondeste tutti assieme, magari alzando anche le mani al cielo con felicità. Dinafem non è dello stesso parere.

“Oltre a dimostrare che le api sono in grado di produrre miele a partire dal polline della canapa, i risultati dello studio si rilevano…”.

miele di canapa

Qual è lo studio a cui si riferiscono? Data la portata dell’affermazione, alquanto rivoluzionaria, proviamo a capirlo.

Nella sezione di articolo immediatamente precedente a questa affermazione, si cita lo studio “Bee diversity and abundance on flowers of industrial hemp (Cannabis sativa L.)” pubblicato su Biomass and Bioenergy (lo trovate nelle fonti), e che ho citato anch’io nel mio articolo Le api amano la cannabis?.

Non contiene in nessuna parte quell’affermazione. Ciò di cui tratta è la biodiversità all’interno delle monoculture di canapa sativa, non la produzione del miele. 

Forse si riferisce allo “studio” che ha portato alla nascita del “miele” Pure Bee? Ho provato a cercarlo, ma di fatto non esiste. Esiste bensì un brevetto (di cui vi parlerò più avanti), ma non una ricerca specifica pubblicata su giornali scientifici in cui si dimostri che “le api sono in grado di produrre miele a partire dal polline della canapa”.

Piccolo spoiler: nel suddetto brevetto non viene mai fatta un’affermazione del genere.

 

MA DI COSA STIAMO PARLANDO?

L’articolo, che all’inizio sembra solo una paccottiglia di informazioni errate, contiene comunque delle informazioni che hanno scatenato la mia curiosità. 

Si parla infatti di un’azienda israeliana chiamata Phytopharma International, la quale avrebbe messo a punto un tipo particolare di “miele” contenente THC e CBD e che sarebbe prodotto naturalmente dalle api. 

Si afferma infatti che queste due molecole non vengono “infuse” nel “miele” Pure Bee, cioè inserite durante la lavorazione in stabilimento, ma che sono le api stesse a trasferirle al suo interno.

Questo mi ha spinto ad approfondire e, dopo una brevissima ricerca su Google, ho individuato due cose molto importanti:

Bingo!

Controllando nelle varie sezioni del sito della Phytopharma, emerge che le informazioni sono scarsissime ma qualcosa si riesce comunque a trovare.

Il “miele” commercializzato non si chiama Pure Bee ma CannaBeeZ™. E’ un miele derivato dalla cannabis che contiene fino a 1.000 volte in meno la concentrazione misurabile di cannabinoidi, rispetto ai comuni metodi di trattamento, ben sotto lo 0,3%.

Come fanno a fare questo “miele” derivato dalla canapa? Si parla molto vagamente di un metodo brevettato, ma non si trovano altre informazioni.

 

PER FORTUNA CHE C’E’ FORBES!

Se non conoscete Forbes, vi ricordo che è una rivista di economia molto famosa, tra molte altre cose, per le sue classifiche dedicate agli imprenditori più vincenti dell’anno.

Nonostante ci si riferisca ancora a CannaBeeZ™ come Pure Bee (forse il nome è stato cambiato successivamente dall’azienda produttrice), scopro che l’articolo è denso di informazioni.

Vi faccio un riassunto.

La PhytoPharma International è una società che si occupa di tecnologie agrarie, ricerca medica e selezione delle piante. Un giorno ha unito le forze con il Professor Dedi Meiri, il capo del Cancer and Cannabinoid Research Lab presso la Technion.

Questa comunione di cervelli ha portato alla nascita di CannaBeeZ™.

Le altre parti salienti ce le racconta proprio il CEO di Phytopharma International.

CannaBeeZ™ è un “miele” dal colore tendente al fucsia ed i principi benefici in esso contenuti si attivano nel giro di 5/10 minuti, quindi sono a rapidissimo assorbimento.

Il suddetto “miele” può contenere THC o CBD e viene commercializzato in delle “siringhe da cucina” che permettono una facile assunzione orale.

Phytopharma International ha depositato un brevetto in negli Stati Uniti d’America che protegge il sistema di produzione di questo “miele”.

 

PERCHÉ’ “MIELE”?

Sebbene sia letteralmente prodotto dalle api, questa sostanza non può essere chiamata miele, almeno non all’interno dell’Unione Europea e tantomeno in Italia. Al momento infatti non sembrano intenzionati a commercializzare CannaBeeZ™ nella nostra area, ma nell’intervista a Forbes hanno parlato di volersi aprire al mercato americano e canadese.

Perché? Perché le api che producono CannaBeeZ™ non si nutrono in alcun modo di nettare. Non visitano alcuna pianta di canapa, né le altre piante nettarifere presenti attorno ai campi di canapa.

Per scoprire questo abbiamo dovuto leggere il famoso brevetto citato nella rivista Forbes. 

Negli US i brevetti sono accessibili al pubblico e, dopo una veloce ricerca sul sito dello USPTO Patent Full-Text and Image Database abbiamo scoperto il tassello mancante di tutta questa storia e che dà la risposta all’eterna domanda.

 

COME FANNO A FARE CannaBeeZ™ SE LA CANNABIS NON PRODUCE NETTARE?

Phytopharma International ci riesce in un modo molto semplice: nutrono le api con un composto contenente THC e/o CBD per tutta la durata del periodo di produzione del miele, impedendo loro di accedere al nettare e al polline presenti in natura.

Lo spiego in maniera più dettagliata.

Durante la stagione produttiva le api vengono nutrite con una sostanza contenente sia il THC che il CBD, oppure uno dei due cannabinoidi.

All’interno di questo periodo le api sono in qualche modo impossibilitate a nutrirsi del polline e del nettare prodotto naturalmente dai fiori. 

Seguendo le classiche tecniche apistiche, il “miele” viene rimosso dall’arnia.

Il “miele”, prodotto attraverso la lavorazione da parte delle api della sostanza nutritiva, contiene entrambi o uno dei due cannabinoidi e viene commercializzato come CannaBeeZ™.

 

CON COSA VENGONO NUTRITE?

Il brevetto è abbastanza criptico, ma si deduce che la sostanza fornita alle api è essenzialmente composta da:

  1. una base nutritiva;
  2. olio di cannabis, che provvede al contenuto di THC e/o CBD;
  3. un prodotto farmaceutico, che dovrebbe avere la funzione di conservante;
  4. un colorante, che dà al miele il colore fucsia citato in Forbes;
  5. acqua.
  6. Un olio, presumibilmente quello d’oliva, per aumentare la fluidità del composto nel suo insieme.

La base nutritiva può essere composta da miele, polline, nettare, una soluzione di carboidrati o un misto di questi ingredienti. Il miele può anche essere sostituito da uno sciroppo come ad esempio quello di mais o di barbabietola da zucchero.

La quantità e la varietà dei suddetti ingredienti non è ben chiara, allo scopo di proteggere il brevetto.

 

RISVOLTI TECNICO-LEGISLATIVI

Prendiamo in considerazione la definizione di miele contenuta nel Decreto Legislativo 21 maggio 2004, n.179, “Attuazione della direttiva 2001/110/CE concernente la produzione e la commercializzazione del miele.”

Per «miele» si intende la sostanza dolce naturale che le api (Apis mellifera) producono dal nettare di piante o dalle secrezioni provenienti da parti vive di piante o dalle sostanze secrete da insetti succhiatori che si trovano su parti vive di piante che esse bottinano, trasformano combinandole con sostanze specifiche proprie, depositano, disidratano, immagazzinano e lasciano maturare nei favi dell’alveare.

CannaBeeZ™ è il risultato della nutrizione forzata delle api, non della trasformazione del nettare di piante o della melata. Non è miele, non può esserlo.

Mi chiedo anche come sia possibile che un prodotto del genere possa essere commercializzato negli US ed in Canada, dove la definizione di miele è la stessa.

In aggiunta, se sottoposto ad analisi qualitative, questo prodotto avrà le caratteristiche fondamentali del miele? Come vi parlavo nell’articolo dedicato alle frodi nel mercato del miele, anche la nutrizione spinta può essere rilevata come tentativo di adulterazione.

Se si nutre l’alveare durante il periodo di produzione del miele, il profilo degli zuccheri contenuti nel prodotto finale sarà più simile ad un prodotto diluito con zuccheri estranei, piuttosto che ad un miele autentico.

 

SIAMO CERTI CHE TUTTO CIÒ FACCIA BENE ALLE API?

Risolta la questione “miele di cannabis”, c’è un altro argomento che mi fa grattare la testa. Nell’intervista a Forbes, l’azienda vanta che la composizione della sostanza nutritiva data alle api sia “superiore”, che alle api piaccia veramente tanto.

Non metto assolutamente in dubbio che alle api piaccia cibarsi di sostanze zuccherine.

Quello che mi perplime è il fatto che, secondo il metodo brevettato, siano del tutto impossibilitate a nutrirsi in natura. 

Quali sono le conseguenze a lungo termine per gli alveari sottoposti a questo trattamento? Mi piacerebbe che questo aspetto venisse approfondito, in maniera indipendente. 

Altrimenti si finisce come il leone addestrato a mangiare la soia in un celebre episodio di Futurama.

 

Interessante anche sapere che la Technion, l’azienda partner di Phytopharma, abbia vinto nel 2019 la medaglia d’oro al concorso internazionale iGEM con il progetto dedicato alla produzione del miele senza le api.

BeeFree Honey è un prodotto sintetizzato totalmente in laboratorio. Nel video di presentazione viene affermato che “l’industria del miele faccia male all’ambiente, in particolare alle api”.

Sono francamente perplessa da tutta la situazione: sia dalla superficialità con cui l’argomento viene riportato dai siti canapa-correlati, sia da come questa “innovazione” viene infiocchettata a base di ambientalismo e volemose bene.

Preferirei molto di più vedere pubblicizzati in maniera trasparente mieli autentici e successivamente infusi di cannabinoidi, piuttosto che il CannaBeeZ™.

Personalmente non sono affatto certa che l’alimentazione forzata sia l’ideale per le nostre api.

 

ATTENZIONE A CIÒ’ CHE CHIAMATE MIELE

Voglio chiudere l’articolo ricordandovi che il Decreto Legislativo 21 maggio 2004, n. 179

Attuazione della direttiva 2001/110/CE concernente la produzione e la commercializzazione del miele” afferma:

E’ vietato aggiungere al miele, immesso sul mercato in quanto tale o utilizzato in prodotti destinati al consumo umano, qualsiasi ingrediente alimentare, ivi compresi gli additivi, ed effettuare qualsiasi altra aggiunta se non di miele.

Se è vostra intenzione proporre sul mercato un miele infuso di cannabinoidi, evitate come la peste di chiamarlo “miele”, perché non potete farlo. Usate una qualsiasi parola, anche di vostra invenzione e/o la dicitura “Preparazione alimentare a base di miele e…’.

In caso contrario, vi ricordo che il Decreto Legislativo 23 giugno 2003, n. 181

Attuazione della direttiva 2000/13/CE concernente l’etichettatura e la presentazione dei prodotti alimentari, nonché la relativa pubblicità” afferma:

L’etichettatura e le relative modalità’ di realizzazione sono destinate ad assicurare la corretta e trasparente informazione del consumatore. Esse devono essere effettuate in modo da:

non indurre in errore l’acquirente sulle caratteristiche del prodotto alimentare e precisamente sulla natura, sulla identità’, sulla qualità’, sulla composizione, sulla quantità’, sulla conservazione, sull’origine o la provenienza, sul modo di fabbricazione o di ottenimento del prodotto stesso.

Il prodotto che vedete qui sotto, in altre parole, è fuori legge.

miele di canapa

Attenzione a come etichettiamo i prodotti… Ed attenzione anche al prezzo!

Vi lascio direttamente il link all’articolo di Mieli d’Italia (UNAAPI), intitolato Miele: suggerimenti per un acquisto consapevole, che sono certa vi illuminerà in merito a come leggere le etichette dei mieli per un acquisto consapevole.

Apprezzerei molto vostri commenti e domande su questo articolo! Usate il box dedicato ai commenti per farmi sapere cosa ne pensate. Iscrivetevi al blog o alle nostre pagine Facebook, Twitter, YouTube ed Instagram per avere sempre aggiornamenti in tempo reale!

A presto!

Silvia


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