L’interazione fra l’uomo e le api mellifere ha radici molto profonde, risalenti addirittura alla preistoria.

Da quando i nostri antenati hanno compreso che sarebbe stato possibile nutrirsi dei prodotti delle api, l’apicoltura si è evoluta in vaste aree del pianeta, seguendo percorsi anche molto differenti fra loro.

In alcuni casi queste differenze si sono accentuate nel tempo, al punto da rendere difficile un’identificazione univoca del termine “apicoltura moderna“.

Questo avviene perché l’apicoltura si è adattata alle caratteristiche dei luoghi nei quali viene praticata, come ad esempio:

  • il clima;
  • le fioriture;
  • i contesti socio-economici.

Talvolta si sono fatti passi avanti verso il progresso e la sperimentazione, mentre in altri casi si è cercato di “tornare alle origini”. In altri casi si sono fatti passi indietro. 

 In questo articolo e in altri che seguiranno ripercorreremo la storia dell’apicoltura fin dalle sue origini, raccontando (fonti permettendo) le storie di coloro che l’hanno vissuta. 

Nel caso della preistoria per ovvi motivi mi sono basato più sulla somma dei vari indizi che su vere e proprie fonti incontrovertibili. Dal prossimo articolo invece vedremo come le informazioni a disposizione risulteranno talmente abbondanti da richiedere un’ampia scrematura.

Per questo motivo lascerò come sempre tutte le fonti in fondo all’articolo, per chi volesse approfondire i vari argomenti.

Buona lettura! 

ELEMENTI DI PROVA

Prima di tutto partiamo dal presupposto che in epoca preistorica non possiamo parlare di apicoltura, bensì di caccia al miele. Si parla di caccia al miele proprio perché le api non venivano gestite ma direttamente saccheggiate dall’uomo preistorico.

Le informazioni sulle quali ci basiamo per cercare di ricostruire l’apicoltura nella preistoria sono riferite a pitture rupestri, attrezzi primitivi e studi antropologici.

Questi tre elementi utilizzati in combinazione permettono di formulare ipotesi quanto più realistiche possibile su come veniva portata avanti la caccia al miele prima dell’invenzione della scrittura. Del resto stiamo pur sempre parlando di migliaia di anni fa.

1. Pitture rupestri e Petroglifi:

Kohaito, grotta di adi alauti con pitture rupestri databili al 2500 ac ca. 36 dromedari

Credit: Sailko, CC BY 3.0, via Wikimedia Commons

 

Come vedremo, le pitture rupestri e le incisioni su roccia (petroglifi) hanno un ruolo determinante per la nostra ricerca. E’ proprio in questo ambito che troviamo scene di caccia al miele risalenti all’epoca preistorica.

Trattandosi di figure molto stilizzate in alcuni casi è difficile interpretare con certezza ciò che realmente è rappresentato; in altri casi quella che a prima vista sembra essere una caccia al miele potrebbe in realtà rappresentare una raccolta di frutti o altre materie prime.

Per questo motivo non parlerò delle pitture di dubbia interpretazione ma mi concentrerò soltanto su quelle che con buona probabilità ritraggono episodi di caccia al miele.

 

2. Attrezzi:

cacciatore miele

Cacciatore di miele intento ad arrampicarsi. Fonte immagine: The world history of beekeeping and honey hunting – Eva Crane

 

Gli attrezzi utilizzati in apicoltura nella preistoria erano piuttosto rudimentali ma testimoniano comunque un certo grado di conoscenza e di ingegno.

In questo caso si parla principalmente di torce per la dispersione del fumo (quest’ultimo utilizzato con lo scopo di disorientare e “calmare” le api durante il saccheggio), di corde vegetali per raggiungere i nidi posizionati in quota ed anche di contenitori per immagazzinare il raccolto.

Possiamo dedurre l’utilizzo di tali attrezzi proprio grazie alle scene rappresentate all’interno delle pitture rupestri che vedremo fra poco.

 

3. Studi antropologici:

Hadzabe

Tribù Hadza (Tanzania) – Credit: kiwiexplorer, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons

 

Un ulteriore e fondamentale tassello per queste ricostruzioni proviene dagli studi antropologici portati avanti sulle popolazioni indigene esistenti tutt’oggi.

Alcune delle popolazioni prese in esame sopravvivono come tribù di cacciatori-raccoglitori, dove la caccia al miele rappresenta un’attività molto importante per il loro sostentamento.

Insomma, queste tribù sono quanto di più vicino si possa trovare rispetto all’uomo preistorico, tant’è che è stato spesso possibile riscontrare somiglianze e formulare ipotesi per cercare di arrivare a comprendere il passato più lontano.

 

LA SCOPERTA DEL MIELE COME ALIMENTO

Ad oggi è impossibile stabilire con certezza quando o dove l’uomo divenne per la prima volta cacciatore di miele.

Non sappiamo nemmeno in che modo i primi uomini siano venuti a contatto con le api e con il miele. Ciò che sappiamo è che questi “salti” sono avvenuti in maniera indipendente in varie aree del mondo.

Tutto potrebbe essere nato dal ritrovamento di un nido abbandonato, dall’arrivo di uno sciame all’interno di una cavità, oppure più intenzionalmente da una vera e propria caccia alla ricerca di cibo.

Ad oggi è impossibile stabilire con precisione quando tutto questo sia avvenuto, sappiamo solo che è stato molto tempo fa: il miele veniva raccolto già in tempi antichi, nonostante le numerose punture alle quali si andava incontro.

Considerata questa pericolosità e la totale assenza di protezioni, viene spontaneo chiedersi se il miele fosse utilizzato anche per rituali religiosi. A supporto di questa ipotesi basti pensare che in seguito il miele avrebbe assunto una forte connotazione spirituale.

Si ipotizza che le stesse pitture rupestri avessero funzioni propiziatorie nei confronti della caccia, attività molto pericolosa e che non di rado poteva avere effetti tragici.

Ancora oggi in Africa ed Asia si procede alla caccia al miele soltanto dopo aver portato a termine dei rituali religiosi, differenti da tribù a tribù. Tutti questi rituali hanno un scopo comune, ovvero quello di incrementare il raccolto di miele.

Tuttavia il fine ultimo resta quello di garantire il proprio sostentamento e quello della tribù: la dieta nell’età della pietra consisteva sostanzialmente in carne, pesce, frutta, tuberi e bacche.

L’agricoltura ancora non esisteva, (niente panini o pizzette per l’uomo primitivo) ed il latte non era disponibile in quanto ancora non si allevava bestiame. Sappiamo però che in alcune aree il miele veniva consumato come dolce integrazione della dieta.

 

PERCHE’ PROPRIO IL MIELE?

Perché si tratta di una fonte di cibo altamente calorica, ma non solo. I cacciatori potevano contare anche su un considerevole apporto di proteine e sali minerali consumando sia la covata (api non ancora sviluppate) che il polline contenuto all’interno dei favi raccolti.

Il miele, essendo inoltre composto principalmente dagli zuccheri semplici glucosio e fruttosio, si trova in una forma più rapidamente assimilabile dal nostro corpo.

Insomma, un nutrimento piuttosto versatile e “pronto all’uso” per l’uomo preistorico che sicuramente non conduceva uno stile di vita sedentario.

A partire dalla fine del Neolitico la cera d’api viene inoltre sfruttata nelle tecniche di lavorazione cosiddette “a cera persa”.

 

DIFFICOLTA’ DELLA CACCIA AL MIELE

La caccia al miele non è certo un’attività semplice, anzi in alcune parti del mondo è anche piuttosto pericolosa.

Spesso l’accessibilità ai nidi è difficoltosa: si va dai nidi di Apis mellifera presenti in Europa, costruiti all’interno di cavità poste in tronchi d’albero più o meno alti, ai nidi situati a grandi altezze ed esposti all’aperto su un singolo favo della specie Apis dorsata, diffusa in alcune aree del continente asiatico.

Si parla quindi di differenti api con comportamenti anche molto diversi fra loro e senz’altro capaci di infliggere punture molto dolorose per proteggere il proprio nido.

Tassonomia Crane

Non sappiamo come venissero scovati questi nidi, ma sappiamo per certo che nell’antica Roma già si conosceva un modo per ricavare l’esatta posizione di un nido di api mellifere. Ce ne parla Columella nel suo De Re Rustica, ma non è certo stato l’unico ad occuparsene.

Ora però torniamo alla preistoria, avremo modo di parlare di Columella nell’articolo dedicato all’apicoltura in epoca romana.

Ciò che caratterizza principalmente la caccia al miele è sostanzialmente la zona geografica nella quale ci si trova: differenti zone implicavano la presenza di api diverse e di conseguenza sfide anche molto diverse fra loro.

Le differenti specie di Apis possono essere ulteriormente suddivise in due gruppi, sulla base delle modalità di nidificazione:

Nidificazione all’aperto, su un unico favo: 

  • Apis dorsata
  • Apis laboriosa
  • Apis florea
  • Apis andreniformis

Nidificazione all’interno di cavità, con più favi per colonia:

  • Apis mellifera
  • Apis cerana
  • Apis koschevnikovi
  • Apis nigrocinta
  • Apis nuluensis

Quindi come veniva portata avanti la caccia al miele nei vari continenti?

 

CONTINENTE CHE VAI, APE CHE TROVI
Apis crane

Fonte immagine: The world history of beekeeping and honey hunting – Eva Crane.

 

EUROPA

La pittura più antica rinvenuta finora si trova nel nord della Spagna, all’interno di un gruppo di caverne denominate Cuevas de la Araña, risalenti (si ipotizza) a circa 8.000 anni fa.

Cueva arana

Scena di raccolta del miele presente alla Cueva de la Arana, Bicorp, Spagna orientale. Attribuzione: Achillea, GPL, via Wikimedia Commons.

 

Dal 1998 la raccolta di queste pitture rupestri, le quali raffigurano anche altre scene di caccia, è stata inclusa nella lista dei Patrimoni dell’Umanità UNESCO.

Si tratta della raffigurazione di due persone su una scala: quella più in alto, visibile nell’immagine qui sopra e denominata “l‘uomo di Bicorp”  (anche se potrebbe trattarsi di una donna), porta un contenitore con all’interno dei favi.

La figura qui sotto invece ci mostra una scena di caccia al miele a Barranc Fondo (Castellòn).

Possiamo notare 5 persone intente ad arrampicarsi sulla scaletta di corda ed un altro gruppo di persone alla sua base.

La sua datazione fa risalire le pitture ad un periodo un po’ più recente rispetto a quelle presenti nella Cueva de la Araña.

 

Castellon-spagna

Scena di raccolta del miele datata fra il 4500 ed il 4000 a.C. rinvenuta a Barranc Fondo, Castellò, Spagna. Fonte: The Archaeology of beekeeping – Eva Crane

 

AFRICA

In Africa troviamo la maggior quantità di pitture rupestri legate alla caccia al miele. Queste furono realizzate da cacciatori risalenti all’età della pietra, i quali avevano uno sviluppo culturale molto simile a quello dei pittori delle caverne spagnole. Le pitture sono tuttavia di difficile datazione e la loro collocazione è concentrata nel territorio dell’Africa sub-sahariana.

Molte ritraggono scene che risultano piuttosto familiari fra alcune popolazioni indigene presenti in quelle regioni al giorno d’oggi.

Nella maggior parte di queste pitture possiamo vedere i cacciatori usare il fumo per ammansire le api, mentre solo in alcuni casi sono stati ritratti nell’atto di raccogliere miele. Spesso in queste pitture vengono rappresentate le scale di corda vegetale utilizzate per raggiungere i nidi.

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Cacciatore di miele intento ad arrampicarsi. Pittura rupestre presso Eland Cave, Drakensberg Mountains, Natal, Sud Africa – Fonte: The Archaeology of beekeeping – Eva Crane

 

In una pittura purtroppo andata distrutta nella caverna di Ebusingata nel Royal Natal National Park (Sud Africa) era ritratto un cacciatore di miele in cima ad una scala nell’atto di raggiungere il nido d’api, con queste ultime che gli ronzano intorno.

In molte di queste pitture l’interpretazione risulta piuttosto dubbia in quanto non sono visibili api in volo. Potrebbe quindi trattarsi di altre attività di raccolta non connesse alla caccia al miele.

In Namibia sono stati trovati dei petroglifi (incisioni su roccia) nei quali vengono indicate quelle che sembrano le curve catenarie dei favi.

Favi sudafrica apicoltura preistoria

Curve catenarie indicanti il nido delle api. Botha’s shelter, Ndedema valley, Drakensberg Mountain, Natal, Sud Africa

 

Come dicevo all’inizio, gli studi antropologici possono venirci in aiuto per ricostruire la caccia al miele tradizionale. Sotto questo punto di vista la tribù degli Hadza può fornirci alcune informazioni molto utili.

Gli Hadza sono una popolazione nomade di cacciatori-raccoglitori che vive tutt’oggi in Tanzania, attorno al Lago Eyasi, in varie tribù composte da circa 20-30 persone.

Si trovano all’interno di una vasta area dell’Africa, la Rift Valley, dove sono avvenuti gran parte degli step fondamentali dell’evoluzione dell’uomo e dove sono stati ritrovati alcuni fra i più importanti fossili risalenti all’epoca preistorica.

Proprio qua sono vissuti i primissimi cacciatori-raccoglitori del Paleolitico ed è sempre in queste zone che troviamo le ultime tribù di cacciatori-raccoglitori dei giorni nostri.

Gli Hadza non praticano un tipo di apicoltura avanzata, bensì ricorrono al saccheggio degli alveari con lo scopo di ottenere del cibo altamente calorico.

La Dott.ssa Alyssa Crittenden (Antropologa e Comportamentalista dell’Università del Nevada) ha ipotizzato che sia proprio grazie al grande apporto calorico del miele che il nostro cervello si è sviluppato così rapidamente.

Come sappiamo infatti gli zuccheri, ed in particolar modo il glucosio, sono un perfetto carburante per alimentare il nostro cervello. Nel dettaglio, ne ha parlato anche Silvia in questo articolo.

Fra gli Hadza sono gli uomini ad occuparsi della caccia al miele. Le donne invece gestiscono i nidi d’api senza pungiglione e anche loro contribuiscono al sostentamento della tribù.

In queste tribù è usanza comune condividere il bottino della caccia fra le persone presenti.

Un recente articolo pubblicato su Nature Communications (Honey-collecting in prehistoric West Africa from 3500 years ago) ci parla di alcuni test effettuati su 458 vasi di ceramica appartenenti all’epoca preistorica, provenienti dalla cultura Nok, in Nigeria. Si trattava di un popolo nel quale i primissimi agricoltori coesistevano con i cacciatori-raccoglitori.

In più di un terzo di questi vasi sono state rinvenute tracce di prodotti dell’alveare processati per l’estrazione del miele. Queste prove sottolineano ancora una volta quanto fosse importante la raccolta del miele anche fra queste popolazioni, circa 3500 anni fa.

Outeniqua Mountains apicoltura preistoria

Collocazione delle Montagne Outeniqua che prendono il nome dalla popolazione che un tempo le abitava.

 

In alcuni casi il miele veniva barattato in cambio di altre risorse e trasportato fra le varie popolazioni in borse di pelle d’antilope. Le popolazioni di Outeniqua (Sud Africa) si chiamavano così proprio per questo motivo: Outeniqua tradotto dal linguaggio Khoe significa “coloro che portano il miele”).

 

ASIA

In Asia troviamo 5 pitture rupestri, tutte presenti in India centrale.

Queste pitture ritraggono Apis dorsata rispettivamente nella regione Pachmarhi, Jambudwip, Sonbadhra, Imlikhoh e Bhimberkah.

Apis dorsata, detta anche “Ape gigante dell’India“, è un’ape che produce miele ma che, a differenza della nostra mellifera, crea il proprio nido su singoli favi molto grandi ed esposti all’aperto.

Si tratta di un’ape molto aggressiva e che se viene disturbata può infliggere punture piuttosto dolorose.

In questi casi le api sono rappresentate in maniera molto meno accurata rispetto alle pitture africane: sono infatti disegnate semplicemente come dei puntini anziché come insetti realistici.

Stavolta, a discapito del realismo degli insetti, possiamo notare più attenzione nella rappresentazione dei cacciatori di miele.

Crane India apicoltura preistoria

Raccolta di miele da un nido di Apis dorsata. Pittura rupestre presso il Jambudwip Shelter a Pachmarhi, India centrale – Fonte: The The world history of beekeeping and honey hunting (Eva Crane)

 

Il raccolto medio di miele di Apis dorsata si aggira fra i 3 e i 14 kg, ma è bene ricordare che le altezze che si devono affrontare per raggiungere questi nidi e le dolorose punture non sono gli unici pericoli ai quali si va incontro durante la caccia.

In India, fra il 1963 e il 1972 ci sono state circa 96 morti dovute all’attacco di animali carnivori, vale a dire più di 10 morti l’anno.

Queste cacce al miele infatti venivano (e vengono tutt’ora) svolte sulle rive del fiume Gange, territorio popolato dalla tigre reale del Bengala. Gli uomini sono soliti accompagnare i propri figli per insegnare loro il mestiere ma, quando si entra nel territorio difeso dalle tigri, sono spesso proprio i più giovani ad affrontare tragiche conseguenze.

Fino a non molti anni fa la popolazione dei Vedda (indigeni dello Sri Lanka) conduceva una vita piuttosto simile a quella degli antenati dell’età della pietra. I Vedda si nutrono principalmente di carne ma nella loro dieta compare anche il miele, ogni qualvolta riescono a procurarselo.

Diversamente da quanto avviene in altre tribù, fra i Vedda le donne vanno a caccia e raccolgono miele assieme agli uomini.

 

AMERICA

Originariamente  nel continente Americano non troviamo api mellifere, bensì le api senza pungiglione (Meliponini).

Tipiche delle aree tropicali, pur non avendo il pungiglione queste api sono in grado di difendere il nido utilizzando altre strategie piuttosto efficaci.

Alcune di queste sono in grado di mordere o di bruciare la pelle con un liquido caustico, oppure di mettere in fuga i cacciatori infilandosi nel naso, negli occhi, nelle orecchie e fra i capelli.

Se vi state chiedendo come mai l’ape mellifera non fosse presente in America, vi rimando a quanto ha raccontato Silvia in questo articolo sulla storia dell’apicoltura negli Stati Uniti.

Ciò che ci interessa sapere ora è che l’ape mellifera venne importata in America a partire dal 1609, per cui fino a quel momento la raccolta di miele interessava sostanzialmente le api senza pungiglione.

In America ci sono molte pitture rupestri ma nessuna di quelle trovate indica un qualche tipo di relazione con le api.

Nell’America tropicale sono presenti alcune specie di vespe in grado di produrre miele, appartenenti al genere Brachygastra.

In America e Canada la caccia alle api iniziò a svilupparsi all’interno delle regioni forestali nel periodo post-importazione ape mellifera. A volte gli sciami scappati agli apicoltori potevano contenere quantità di miele anche considerevoli.

Possiamo dire quindi che questo fu il primo caso in cui una società culturalmente avanzata iniziò a dedicarsi alla caccia al miele. Ovviamente non si cacciava vestiti con pelli animali e protezioni pressoché inesistenti, bensì già attrezzati con tute ed attrezzi d’avanguardia rispetto alla caccia nell’età della pietra.

Durante questi anni, fra metà del 1700 e metà del 1800 vari bee hunter (così chiamati perché non cacciavano soltanto il miele ma riposizionavano anche le api) pubblicarono vari libri in materia.

 

OCEANIA

Mellifera-melipona-nido apicoltura preistoria

Differenza fra nidi di api mellifere e Melipone. Fonte immagine: by Gina Cranson – The Australian Native Bee Book (Tim Heard)

Anche in Australia l’ape mellifera è stata importata dai coloni e, così come nel continente americano, anche su suolo australiano troviamo le api senza pungiglione.

Nell’immagine risulta molto evidente la differenza fra le due modalità di nidificazione. La quantità e la qualità del miele (specialmente in termini di conservazione) risulta nettamente superiore nel caso dell’ape mellifera.

CONCLUSIONI

Conscio del fatto che sarebbe impossibile pretendere di esaurire l’argomento dell’apicoltura preistorica con un singolo articolo, concludo con alcune osservazioni che spero vi stimoleranno ad approfondire questo affascinante argomento.

Ad esclusione dei poli possiamo affermare che il rapporto fra uomo e api è pressoché ubiquitario.

La caccia al miele, pur essendosi sviluppata in tempi ed in luoghi molto differenti, trova curiosamente similarità e punti in comune. Se osserviamo i primi approcci che l’uomo ha adottato per avvicinarsi alle api con lo scopo di trovare sostentamento notiamo l’utilizzo delle scale di corda, del fumo e degli attrezzi di raccolta. Ma non è tutto.

Pur viaggiando ai 4 angoli del mondo, abbiamo scoperto che ad un certo punto nella preistoria le tribù hanno scelto di pitturare le pareti delle caverne con scene di caccia.

E fra le varie pitture di caccia l’uomo preistorico ha scelto di ritrarre proprio alcune scene di caccia al miele.

Questo ci suggerisce quanto le api ed i loro prodotti abbiano contribuito in maniera determinante alla sopravvivenza dell’uomo. Per alcuni, come la Dott.ssa Crittenden, il miele potrebbe aver avuto un ruolo fondamentale per lo sviluppo del nostro cervello.

Queste sono le origini del nostro rapporto con le api, che è passato dal saccheggio più o meno brutale (non limitato al solo periodo preistorico) per giungere a vari gradi di mutualismo presenti ai giorni nostri.

Studiare l’apicoltura nella preistoria può aiutarci a capire molto dell’apicoltura odierna, e nel prossimo articolo proseguiremo questo affascinante percorso.

A presto!

 

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A presto!

Luca


 

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